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La tecnologia crea disoccupazione? I dati reali dal WEF 2025 (e cosa fare)
AI Business

La tecnologia crea disoccupazione? I dati reali dal WEF 2025 (e cosa fare)

2 aprile 20264 min lettura

TL;DR — La tecnologia non crea disoccupazione in senso assoluto. Crea disoccupati per chi non si adatta. Dati del World Economic Forum 2025: entro il 2030, 170 milioni di nuovi lavori, 92 milioni persi. Saldo netto: +78 milioni. Ma attenzione — il punto che pochi dicono: queste tecnologie fanno lavorare sempre di più il top 5-10%, e tolgono il lavoro agli altri. Chi non impara, resta indietro.

Lo sviluppo tecnologico e scientifico deve obbligatoriamente creare disoccupazione? No. E la storia lo dimostra senza appello.

Ogni rivoluzione tecnologica ha generato la stessa identica isteria. I luddisti spaccavano i telai meccanici nel 1811 perché "rubavano il lavoro". Il trattore avrebbe dovuto sterminare i contadini. Il bancomat avrebbe dovuto eliminare i bancari. Internet avrebbe dovuto cancellare interi settori. E in effetti li ha cancellati — ma ne ha creati di nuovi che nessuno aveva previsto.

I numeri reali dal WEF 2025

I dati sono chiari. Secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum (2025), entro il 2030 si creeranno 170 milioni di nuovi posti di lavoro e ne spariranno 92 milioni. Saldo netto: +78 milioni. Non è una catastrofe, è una trasformazione.

Ma attenzione, perché qui viene il punto che nessuno vi dice chiaramente.

Il punto che pochi articolano

La tecnologia non crea disoccupazione in senso assoluto. Crea disoccupazione per chi non si adatta. È una distinzione sottile ma enorme. Sposta il problema dal piano macroeconomico al piano individuale. Ed è un problema enorme in un paese come l'Italia, dove abbiamo disperato bisogno di manager e professionisti qualificati — e invece sforniamo gente che non sa scrivere in italiano corrente.

Vi dico quello che vedo dal mio osservatorio di chi scrive codice e assume persone.

Queste tecnologie fanno lavorare sempre di più il top 5-10% e tolgono il lavoro agli altri. I professionisti apicali ne traggono solo benefici. Gli altri vengono sostituiti. Sta già accadendo.

Tre osservazioni dal campo

1. Amplificazione del top, sostituzione del resto. Le società AI stanno assumendo i più bravi dei bravi nella scrittura per sistemare i testi mediocri creati dai software. I mediocri? Fuori. Non c'è più spazio per la sufficienza quando il primo input può generare 10 varianti automaticamente. Serve chi sceglie, chi corregge, chi capitalizza sopra. Non chi produce.

2. Montagna di lavoro per skill pratiche. C'è una montagna di lavoro là fuori per chi ha skill pratiche: programmatori, operai specializzati, tecnici. E vi stupireste di quanto siano buoni gli stipendi. Tutto quello che ci è sempre stato detto sui "lavori umili" e sull'automazione che li distrugge è in larga parte una fandonia. Un bravo idraulico oggi guadagna più di molti laureati. Un tecnico CNC con 10 anni di esperienza vale 50-70k lordi. Un sysadmin senior con bash e kubernetes in tasca parte da 70k.

3. Il "prompt engineer" è già morto. Il lavoro del futuro secondo i guru di LinkedIn — il prompt engineer — è già un mestiere morto e sepolto. L'avevo detto qualche mese fa. Ormai su internet trovate liste infinite di prompt già pronti. Chi segue le mode tecnologiche senza capirle è destinato a rimanere a piedi. Chi capisce cosa c'è sotto — strutture dati, algoritmi, logica di business — rimane spendibile.

Il vero problema

Il problema non è la tecnologia. Il problema è che quando senti parlare di "AI", statisticamente senti solo sciocchezze. Chi se ne intende davvero ridimensiona ogni annuncio. Chi non capisce nulla vi racconta che tra pochi anni i robot domineranno il mondo e tutti i lavori saranno rimpiazzati.

La realtà sta in mezzo: ogni tecnologia nuova richiede alle persone di spostarsi su compiti di livello superiore. Chi non lo fa, resta indietro. Chi lo fa, spesso guadagna di più di prima.

Cosa fare concretamente

Quattro cose che puoi fare oggi, indipendentemente dal tuo settore:

Conclusione

Lo sviluppo tecnologico non "deve obbligatoriamente" creare disoccupazione. Deve obbligatoriamente creare cambiamento. E il cambiamento fa paura solo a chi ha smesso di imparare.

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