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Contro lo spirito startup: perché il cursus honorum non si butta via
Business Opinione

Contro lo spirito startup: perché il cursus honorum non si butta via

22 aprile 20266 min lettura

TL;DR — Lo "spirito startup" ha deciso che il merito non conta, che non conta il passato, che non contano le competenze dimostrate. Conta solo "crederci" e avere "la giusta attitudine". È falso come Giuda. Il cursus honorum — il percorso di esami superati, risultati misurabili, signalling verificabile — è stato inventato in Occidente come euristica rapida per distinguere i cavalli di razza dagli altri. Non è perfetto, ma è di gran lunga il miglior punto di partenza. Invertirlo è autolesionismo.

C'è un articolo di Medium che circola da qualche tempo, e che ho trovato particolarmente irritante. Riassume tutto quello che non va nello "spirito startup" e perché il 90% degli startupper e dei micro-imprenditori dankennediani siano insopportabili e delusional.

L'assunto dell'articolo è che nelle startup e nelle aziende "YEAH!" il merito non conta. Non conta il signalling economico ed evoluzionistico. Non conta il passato, chi sei stato, le competenze reali. Conta solo crederci tantissimo e avere "la giusta attitudine". Qualsiasi cosa significhi.

Questo concetto, sdoganato da Musk (ormai bruciato dalla ketamina) e da molti fuffamagni italiani, è un concetto suicida. Letteralmente.

Cos'è il cursus honorum (e perché l'abbiamo inventato)

Il cursus honorum è nato nell'antica Roma come la sequenza ordinata di cariche pubbliche che un cittadino doveva attraversare per arrivare al consolato. Questore, edile, pretore, console. Ogni gradino richiedeva età minima, anni di servizio nei precedenti, risultati dimostrati.

Non era un capriccio aristocratico. Era un'euristica sociale: in un mondo complesso, come fai a capire rapidamente se una persona può gestire la funzione X? Una risposta è: guarda cosa ha fatto prima. Se ha superato funzioni più piccole senza disastri, probabilmente può gestire una più grande. Se è partito subito da quella grande, probabilmente no.

L'Occidente ha esteso questo principio a quasi ogni ambito civile: la scuola, l'università, l'albo professionale, la carriera. È un sistema imperfetto — chiaramente molti vostri compagni bravissimi sono finiti in mediocrità, e molti mediocri scolastici sono esplosi professionalmente — ma è il meglio che abbiamo come punto di partenza.

Il cursus honorum non è perfetto. Ma è l'euristica più solida che abbiamo inventato in 2500 anni per distinguere chi ha una chance di fare bene da chi probabilmente no. Ignorarlo è uno sport da ricchi e da illusi.

Il delirio dell'inversione

Arrivare a delirare asserendo che "chi è bravo a scuola è terribile a fare impresa e nelle startup" implica una post-realtà. È l'inversione del funzionamento del mondo e delle cose.

Implica prendere i peggiori e decidere che, a priori di tutto, debbano essere i più indicati e quelli che avranno più successo. È falso come Giuda. È falso empiricamente, statisticamente, storicamente.

Non tutto nella scuola è valutazione di nozionismo. C'è anche analisi e rendicontazione di intelligenza liquida — cioè la capacità di risolvere problemi nuovi, di adattarsi, di far sintesi. E — questo è cruciale — spesso ottieni voti eccellenti anche se sei TERRIBILE a eseguire gli ordini, ma sei sufficientemente capace di:

Ho appena descritto me stesso e molti altri. Sono il peggiore a eseguire gli ordini. Eppure i miei voti non sono mai stati bassi. Infatti funziono meglio come imprenditore che come dipendente, nonostante una carriera decente da dipendente.

Il confondere due cose

C'è una confusione concettuale che gli alfieri dello "spirito startup" fanno sistematicamente. Mischiano due affermazioni diverse:

Affermazione vera: "Il voto scolastico non predice al 100% il successo imprenditoriale." Vero. È un indicatore parziale, non una prova.

Affermazione falsa (che ci appiccicano sopra): "Quindi i bravi a scuola sono peggio degli altri." Non segue. Non è mai seguito. Anzi: tutti gli studi seri sul successo economico di lungo termine mostrano che l'istruzione e le performance scolastiche sono correlate positivamente con il successo professionale, anche imprenditoriale. Correlazione imperfetta, ma positiva.

Il trucco retorico dell'inversione serve per un motivo semplice: dare dignità a chi non ha fatto signalling. Per venderti il corso, per farti credere che anche tu, senza aver dimostrato niente, puoi. Un'inversione che piace perché consola.

Il settore dei fuffaguru italiani e dubaini

Ecco il punto pratico: perché questo delirio è così diffuso? Perché serve a una categoria specifica.

I fuffaguru italiani e dubaini sono tutta gente che a scuola faceva pena. Nulla di male in sé — ognuno ha i suoi tempi, la scuola non è per tutti. Ma dopo la scuola non hanno fatto signalling alternativo: niente aziende vere, niente P&L positivi, niente clienti con case study, niente carriera misurabile. Solo "io ce l'ho fatta perché tu non ci hai creduto abbastanza".

Hanno bisogno dell'inversione culturale per sopravvivere. Non hanno alternative se non fregare il prossimo, altrimenti soccombono. La società del cursus honorum li avrebbe lasciati in panchina. La società della "attitudine" gli dà un microfono.

Ed ecco perché io non lavoro più con gli startupper classici e con quel mondo. È masturbatorio e delirante. Alimenta un'industria che non produce nulla se non storytelling, e fa male al tessuto economico reale — quello delle aziende vere, con prodotti veri, con dipendenti veri.

Cosa fare, concretamente

Se devi assumere qualcuno, se devi scegliere un collaboratore, se devi fidarti di un professionista, parti sempre da chi ha fatto signalling eccellente. Non è garanzia, è probabilità.

Voti alti da giovani. Laurea in una buona università. Primi lavori in aziende dove entrare è difficile. Risultati misurabili nella carriera. Pubblicazioni, riconoscimenti, cose verificabili da fonti terze.

Se invece hai davanti qualcuno che sul CV ha solo "founder" di aziende di cui non hai mai sentito parlare, corsi tenuti (non seguiti), post LinkedIn motivazionali, e la parola "mindset" ricorre più di cinque volte — probabilità alta di perdita di tempo. Non certezza, probabilità.

Il mondo ha 2500 anni di storia su come distinguere chi può da chi non può. Ignorare quella storia per lo storytelling degli ultimi dieci anni è una scelta. Una scelta costosa.

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