La conferma che nessuno voleva sentire
Elon Musk ha confermato pubblicamente ciò che ricercatori, whistleblower e chiunque abbia lavorato con i social media sospettava da tempo: gli algoritmi premiano esponenzialmente i contenuti che generano rabbia. Più un post scatena discussioni furiose, botta e risposta infuocati e indignazione, più viene amplificato. La qualità, la profondità, il valore reale del contenuto? Irrilevanti per la macchina.
Non è una novità per chi segue il settore. Nel 2021, Frances Haugen, ex data scientist di Facebook, aveva rivelato al Congresso americano documenti interni che dimostravano come Meta sapesse perfettamente che il proprio algoritmo amplificava contenuti divisivi e dannosi — e avesse scelto di non intervenire perché l'engagement saliva. Nel 2023, uno studio del MIT pubblicato su Science ha quantificato il fenomeno: le notizie false si diffondono sei volte più velocemente di quelle vere sui social, proprio perché attivano reazioni emotive più intense. E quando X (ex Twitter) ha reso pubblico il proprio algoritmo di raccomandazione, i ricercatori hanno confermato: i contenuti che provocano risposte negative vengono amplificati fino a 5 volte di più rispetto a quelli che informano pacatamente.
Il mio laboratorio personale
Io lo vedo ogni giorno, con i miei numeri. I miei post più ragionati, più documentati, quelli in cui condenso settimane di ricerca — ottengono una frazione della visibilità dei post dove faccio arrabbiare qualcuno. Quando smonto il mito di Dubai con dati sui diritti umani, quando spiego ai cripto-entusiasti che stanno giocando d'azzardo travestito da finanza, quando faccio notare agli estremisti di ogni colore che la realtà non sta mai tutta da una parte: lì i numeri esplodono.
È il mio lavoro studiare il comportamento umano, testarlo e poi applicare ciò che imparo per generare risultati per i miei clienti. Quindi sì, sono consapevole dei meccanismi. Ma questo ci porta alla domanda che conta davvero.
La domanda che i guru dimenticano di farvi
Fino a che punto polarizzare funziona per il vostro brand e per la vostra reputazione?
Ecco la verità che i fuffaguru non vi diranno mai: la polarizzazione funziona solo se ci credete davvero. Solo se state difendendo qualcosa che sentite nelle ossa, non qualcosa che avete scelto a tavolino perché "fa engagement".
La gente ha un radar finissimo per distinguere chi brucia di convinzione autentica da chi sta recitando un copione. E quando vi beccano a fingere — e vi beccheranno — il danno alla reputazione è devastante.
Perché io posso permettermelo (e forse voi no)
Ogni posizione "divisiva" che prendo è il frutto di anni di studio, dati, ragionamento e spesso di scelte personali dolorose. Ci credo davvero che Dubai sia un modello problematico: ho studiato per anni i dossier sui diritti umani e so dai numeri che la realtà è persino peggiore di come la descrivo. Ci credo davvero che l'impatto ambientale delle nostre scelte alimentari sia catastrofico. Ci credo davvero che gran parte della formazione sul marketing che circola online sia dannosa per chi la segue, per l'economia e per i professionisti seri che ne pagano le conseguenze.
Essere coerente con ciò che sai, quando ciò che sai ti mette contro la maggioranza, non è per niente facile. Significa essere quello diverso, quello scomodo. Saprei perfettamente manipolare, dire alla gente ciò che vuole sentirsi dire, vivere una vita più semplice e morbida. È letteralmente tra le mie competenze professionali. Ma ho scelto di dare senso alla mia vita rispondendo solo a ciò che mi dicono i fatti e la coscienza.
Le persone o mi amano o mi odiano. Offline esattamente come online. Non è una strategia: è quello che sono.
Il consiglio che vale davvero
Se non sentite il fuoco nella pancia, non provate a fingere. Non tutti devono sfruttare la polarizzazione per avere successo sui social. E l'effetto di una rabbia simulata sarebbe controproducente: la gente fiuta subito quando non c'è sostanza dietro la performance.
La buona notizia? Si può fare social media in modo sereno, collaborativo, costruttivo. Gli algoritmi vi premieranno meno nel breve termine, ma i risultati arrivano comunque — e sono più solidi, più duraturi, più sani per voi e per chi vi segue.
La rabbia è benzina potente. Ma se non è la vostra, vi brucerà le mani.


