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Centrali nucleari in Italia: perché sono contrario (ma con un grosso 'ma')
Scienza

Centrali nucleari in Italia: perché sono contrario (ma con un grosso 'ma')

14 maggio 20194 min lettura

In sostanza: sono contrario, ma con un grosso "ma". Oggi si usa l'argomento delle centrali nucleari esattamente come si usa "e i marò?" — una carta jolly per uscire splendidamente da qualsiasi discussione sull'inquinamento da produzione energetica. Il nucleare non emette CO2, i nuovi reattori mangiano tutte le scorie, e tutto sembra risolto. Ma è un ragionamento superficiale che ignora praticamente tutto.

Il nucleare non è a emissioni zero

Il nucleare non emette CO2 nella fase di produzione energetica. Ma tutto il resto sì. Costruire una centrale nucleare emette CO2 come un fiume in piena: sono strutture da svariati miliardi di euro, complesse, che richiedono materiali speciali. E l'uranio e il plutonio non si trovano già arricchiti davanti alla porta — c'è tutta la supply chain da considerare. Che comunque, da alcune stime, è a conti fatti più ecologica del petrolio e del carbone. Va bene.

I reattori di quarta generazione non esistono

I fantomatici reattori geniali di cui tutti parlano sono quelli di quarta generazione. Che non esistono. Non se n'è visto uno e non si vedranno prima del 2030 nella migliore ipotesi. Dovrebbero produrre meno scorie, essere più sicuri — tutto bellissimo ma tutto teorico.

Non conosciamo nemmeno gli economics di questi reattori. Non è che ci mettiamo dieci anni a costruire le centrali, spendiamo una fortuna, e poi scopriamo che ci sono variabili non calcolate prima di rientrare dell'investimento? E nel frattempo, non sappiamo ancora come smaltire le scorie attuali. In Germania entra l'acqua nelle camere di contenimento. In Italia non sappiamo dove ficcarle e c'è una lotta continua tra regioni.

I soldi sono sempre pochi

Se destiniamo soldi al nucleare, dobbiamo toglierli dagli investimenti sulle energie alternative — che già oggi sono più economiche del carbone. Le energie alternative sono il futuro e dobbiamo mantenere altissimi gli investimenti. Nazioni come il Costa Rica vivono ormai solo con le energie sostenibili.

Da amante della finanza e da project manager abituato a gestire budget, questo punto mi sta estremamente a cuore. I soldi sono sempre pochi e fa una bella differenza indirizzarli per uno scopo o per l'altro. Togliere ossigeno alle rinnovabili per reattori nucleari fatti solo di incognite è semplicemente sbagliato dal punto di vista della razionalità decisionale.

Il cigno nero: l'argomento che nessuno capisce

Questo è il mio argomento preferito, perché è quello mai compreso dal 90% degli ingegneri, dai politici, dai tecnici. La gente continua a pensare che Fukushima non capiterà più, che fosse un caso raro come Chernobyl, come Three Mile Island. Secondo la statistica standard, queste catastrofi dovrebbero capitare una volta ogni milione di anni. Eppure sono capitate una volta ogni dieci anni.

La spiegazione è nei modelli di valutazione della sicurezza: non è la statistica che sbaglia, è usare il modello statistico sbagliato. I disastri rientrano tra gli "unknown unknowns" — ciò che non sappiamo di non sapere. Gli umani non solo non sanno tante cose, ma non sanno di non saperle. E i modelli di stima della sicurezza, costruiti da umani, riflettono questi limiti epistemologici.

La differenza con altri incidenti è la scala. Se si ribalta un'auto muoiono poche persone. Crolla un ponte, qualche decina. Esplode una centrale nucleare? Danni apocalittici. La stima reale dei danni di Chernobyl si aggira sulle 500 mila persone malate di cancro, con effetti che perdurano ancora oggi.

Il mio "ma"

Sarei favorevole a centrali nucleari di quarta generazione in presenza di: economics perfettamente descritti e plausibili, tempi di realizzazione rapidi, impianti piccoli per limitare i danni in caso di cigno nero, e un piano di sviluppo che prediliga comunque le rinnovabili. E visto che in Cina e in Europa si sperimenta con la fusione nucleare — l'energia pulita delle stelle — se proprio devo investire sull'energia atomica, non conviene puntare direttamente sulla fusione?

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