Chi Sono Libri Podcast Servizi Risultati Premi Stampa Fuori dai denti ENES
Batteri resistenti agli antibiotici: la bomba a orologeria degli allevamenti
Scienza

Batteri resistenti agli antibiotici: la bomba a orologeria degli allevamenti

17 aprile 20203 min lettura

Darwin. L'evoluzione della specie.

Perché gli uccellini pian piano sviluppano un becco più adatto agli insetti che ai fiori? Perché si trovano in un'isola con pochi fiori e tanti insetti, e la specie si adatta all'ambiente per sopravvivere. Facile, no?

Stessa roba con i batteri.

Le baionette e l'evoluzione

Noi abbiamo delle armi per distruggerli: gli antibiotici. Purtroppo non siamo più bravi a scoprire nuove armi da tempo, quindi siamo un po' bloccati con le baionette.

E continuiamo a combattere con le baionette negli allevamenti, altrimenti gli animali da macello muoiono in massa visto che sono stipati. I batteri però funzionano come ogni altra specie: si evolvono. Anzi, si evolvono alla velocità della luce rispetto alle altre specie. E si scambiano pure materiale genetico tra loro — hanno un'evoluzione che avviene nella vita del singolo batterio.

Dai la baionettata oggi, dagliela domani: i batteri iniziano a non essere più uccisi. Hanno sviluppato una corazza per cui la baionetta gli fa un baffo. E noi, nel frattempo, non abbiamo sviluppato un'arma più potente.

Dalle stalle agli ospedali

Questi batteri che deridono le baionette pian piano escono dagli allevamenti. Arrivano nelle nostre cucine, nei nostri intestini, nei terreni, e inevitabilmente negli ospedali, dove ogni patogeno prima o poi si convoglia.

Già oggi centinaia di migliaia di persone in Europa muoiono per questi batteri insensibili alle baionette. Mia nonna è morta per questo, il che è ridicolo e mostruoso nella sua ironia macabra vista la mia lotta di divulgazione su questi temi. Nel 2050 saranno 10 milioni i morti nel mondo secondo l'OMS.

In Italia abbiamo un sacco di specie di questi batteri resistenti, molto più che all'estero. Verosimilmente perché abbiamo uno sterminio di allevamenti di suini e polli.

Tre bufale da sbufalare

Bufala 1: "I batteri degli allevamenti non sono quelli umani." Non so perché questa idea così ingenua continui a insistere. La letteratura ha più volte chiarito che i batteri non hanno la priorità di restare confinati in luoghi e specie. La bioresistenza dei batteri umani si crea eccome negli allevamenti.

Bufala 2: "La nonnina con gli antibiotici per l'influenza è il vero problema." La nonnina non ci aiuta, ma di che stiamo parlando? In Europa il 70% degli antibiotici è buttato via negli allevamenti per profilassi, in USA l'80%. È lì che si crea bioresistenza. Gli umani tendono almeno a prendere tutte le dosi, aumentando la probabilità di uccidere i batteri resistenti. Le galline, mi dicono, non hanno questa premura.

Bufala 3: "Il problema non è la carne ma gli allevamenti intensivi." Che patatini. Nel loro mondo magico si può produrre carne per tutti e da mangiare più volte a settimana senza allevamenti intensivi. Magia! Non stiamo abbattendo la foresta Amazzonica per coltivare soia per gli animali da macello, no no. Finché si mangia carne più di 2-3 volte al mese, servono allevamenti intensivi. Fine. È matematica di base.

La responsabilità è nostra

Se vi va bene un mondo in cui i nemici possono ammazzarci serenamente perché noi non abbiamo più armi per ucciderli, continuate pure a postare sui social foto delle grigliate di Pasquetta.

Scelta libera. Basta sia consapevole e etica, cioè non dica balle al prossimo.

Poi però non vi lamentate se, tra qualche anno, voi o qualche vostro figlio muore per un batterio resistente. L'avete creato voi.

Siamo adulti. Ognuno si prenda la responsabilità delle sue azioni. Purtroppo, chi non contribuisce a creare batteri resistenti si becca comunque gli effetti collaterali delle scelte altrui. Poco democratico, non trovate?

Condividi
Torna a Fuori dai denti