Domanda amplissima e difficile. Ma dopo un po' di anni nel mestiere penso di poter sintetizzare i punti cardine importanti.
Difficile vs complesso: la distinzione fondamentale
Ci sono mestieri "difficili" ma non complessi. Penso ai lavori tecnici, amministrativi, e a quelli in cui esistano processi ripetibili e protocolli. Spesso difficilissimi, ma ben inquadrati in un certo ambito di responsabilità, competenza e flussi.
Il marketing è l'opposto: è un mestiere non sempre difficile, ma di una complessità mostruosa e quasi ridicola. Perché non è codificato, perché è responsabilità tua praticamente tutto, perché non ci sono veri flussi, perché c'è una montagna di rumore creato dai delinquenti e dai guru, perché ci sono decine di canali da capire e gestire, perché quasi nessuno in azienda o tra i clienti capisce davvero a cosa serva.
Ogni mattina è una serie TV
Se vuoi vivere come in una serie TV, segui questa strada. Sul serio. Dal risveglio dovrai fare problem solving e scoprire che devi occuparti di cose che non conosci, e devi farlo in modo professionale. Hai in genere non più di due ore per imparare a farlo.
Ecco perché senza laurea sei finito prima di iniziare: l'apprendimento rapido ce l'hai solo se in testa hai le giuste griglie per inserire le nuove informazioni. E queste griglie te le dà solo l'università più una lunghissima esperienza. Meglio se cinque anni.
Le tre grandi balle dei formatori italiani
Ed ecco il problema: i formatori italiani che sanno poco di marketing, per venderti i loro corsetti, ti convincono che i più bravi nella professione siano imprenditori, giovani e svegli, senza laurea. Tre balle utili per attirare il target meno scafato: ragazzetti, studentelli, opportunity seeker in stile Dubai, e micro imprenditori.
La realtà è drammaticamente opposta. Un imprenditore che ha un'azienda che fa altro non può imparare a fare marketing oltre l'ABC. Il marketing è talmente impegnativo come tempo e competenze che questo imprenditore dovrebbe far fallire l'azienda e dedicarsi solo al marketing.
Facile in teoria, distruttivo in pratica
Buona parte del marketing è, prendendo singolarmente le singole attività, semplice: ci metti pochi mesi a fare campagne Facebook Ads, un paio di anni per essere bravetto con Google Ads, un sito in WordPress lo spari su in poco tempo. Bene. Tutto verissimo, se ragioni da riduzionista. Perché poi scopri che:
- La tua campagna Facebook Ads non converte. E non sai perché.
- Google Ads ha alto CTR ma basso ROAS. Non sai che devi ripartire con l'analisi SEO.
- Il sito WordPress funziona, poi il form si rompe. Google bastona l'indicizzazione. I plugin si incastrano.
- La newsletter che hai creato con i consigli dei "ninja copywriter" fa schifo e nessuno la legge.
- Il funnel magico da 5-10k non porta alcun cliente. Peggio: la brand equity si distrugge.
- Fai PR, ma i giornalisti ignorano il tuo comunicato.
Moltiplicate per 100 i sotto-punti e capite cosa è il marketing. Facilissimo nella sua essenza. Una roba che ti distrugge la vita e il cervello all'atto pratico.
Il problema degli stipendi
La sua semplicità presunta implica basse barriere di ingresso. Quindi tanta competizione con altri che vogliono fare marketing. Quindi, per domanda e offerta, stipendi bassissimi, possibilità remota di fare carriera, e quando sei in agenzia devi essere un mostro di branding e qualità per campare.
La sintesi
Fallo se sei a tuo agio nella complessità, se hai un'ottima gestione dello stress e delle emozioni, se ami combattere dalla mattina alla sera e se per vivere ti serve un livello di adrenalina costante. Sapendo che in questa disciplina uno su mille ce la fa.
Per ora io ce l'ho fatta, ma so benissimo che potrebbe cambiare tutto, my friend.


