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Perché i vegani e i vegetariani sono criticati: psicologia sociale del cibo
Veganismo

Perché i vegani e i vegetariani sono criticati: psicologia sociale del cibo

4 aprile 20184 min lettura

Domanda amplissima la cui risposta dovrebbe implicare un corso di psicologia sociale. Quasi quasi sfrutto l'occasione per parlare degli esseri umani in senso lato.

I nazi-vegani: il primo problema

A fine anni 2000 mi sono accorto di un fantastico trend nella popolazione: gente che fino al giorno prima aveva mangiato alette di pollo perfino a colazione si è svegliata innamorata degli animali. È diventata vegana senza passare dal vegetarianesimo, e come chiunque oscilli dallo zero assoluto al calore dell'inferno, ha iniziato a fare un gran casino zittendo tutti e urlando ai quattro venti che mangiare animali è da bestie di Satana.

Li ho definiti all'epoca "nazi-vegani", e pare non sia stato l'unico a coniare il termine perché anni dopo la parola è diventata mainstream.

Ero seriamente inviperito con questa gente, e lo sono ancora. Sin da bambino ho subito qualsiasi angheria per la mia scelta vegetariana — e non andava di moda, quindi ero io contro tutti — e mi sono sempre difeso cercando con tutte le mie forze di non dire agli idioti conservatori che mi insultavano che il problema non ero io, ma loro. Ho sempre cercato altri argomenti perché una minima idea del funzionamento del cervello della gente ce l'avevo.

Poi arrivano questi quattro esaltati dalla novità che fino a ieri bevevano sangue di vitello, se la tirano tantissimo proclamandosi superiori a tutti gli altri e mi rovinano la causa veg. "Mi" rovinano, perché per me è una roba seria: ne va del mio pianeta.

Il cibo come identità: il secondo problema

Per una specie onnivora che può virtualmente mangiare qualsiasi cosa, è evidente che ciò che un gruppo umano sceglie di mangiare ci dice più del gruppo in questione che del cibo in sé.

Onnivori = possiamo mangiare quel che ci pare. Non vuol dire: dobbiamo mangiare di tutto un po'. Non si tratta di una raffinatezza semantica. È una differenza sostanziale.

In Occidente, per infiniti ricorsi storici e culturali, si è creata una cultura alimentare piuttosto estrema: quella della carne. Dai famosi nutrizionisti di grido a Mario e Gino del bar sport, la gente è convinta che sia "naturale" mangiare carne dalle due alle cinque volte a settimana. Per un sociologo, il termine "naturale" è un indicatore di artificio culturale e manipolazione inconscia.

La gente in Occidente è cieca alla carne. È per lei una sorta di commodity. Come fosse il grano. Se la carne è definitoria della tua cultura, è altresì definitoria di te stesso. Struttura il tuo ego. Se togli la carne, crolla il palco.

"La carne è narrazione" — Jonathan Safran Foer. E ha ragione.

La dissonanza cognitiva

Supponiamo tu sia iper-razionale. È questione di tempo prima che inizi a collegare i puntini e a vedere come il consumo di carne occidentale sia irrazionale. Stupido. Perché non è ottimale per la nostra specie. Perché è la seconda causa di inquinamento e desertificazione. Perché genera bioresistenza agli antibiotici. Perché sta svuotando i mari. Perché genera sofferenza in miliardi di creature dotate di un cervello complesso.

Come pensi che la popolazione reagisca quando fai questi discorsi?

Ipotesi 1: comprende la razionalità dei tuoi argomenti e si confronta costruttivamente. Improbabile.

Ipotesi 2: impazzisce e si incazza. Perché si sente aggredita nei fondamenti di ciò che lei stessa è. Nelle sue relazioni. In tutto ciò in cui credeva. Ha nel petto un omino furente che sussurra: "Questo sta mettendo in discussione il tuo gruppo sociale! Non puoi permetterlo!"

Non potendo uccidere l'interlocutore, si limita a razionalizzare una sensazione fastidiosa generando spiegazioni pseudo-razionali per invalidare l'avversario e disarmare la dissonanza cognitiva.

Le scuse classiche

Le conoscete tutti:

Spero abbiate apprezzato. Ovviamente la risposta non si riferisce a tutti, ma solo alle persone citate nella domanda. Su Quora, ad esempio, c'è un sacco di gente intelligentissima che non cade in questi bias.

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