I miei punti di vista non sono mai a priori. Dipendono dalla coerenza di una posizione con tre pilastri: l'epistemologia, il funzionamento dei sistemi complessi e la statistica supportata da grandi quantità di dati. Se un'idea è coerente con questi tre assi, la sposo. Altrimenti la ignoro, indipendentemente da chi la sostiene.
Questo prologo è fondamentale. Non seguo alcun principio di autorità. Non mi interessa chi ha detto cosa. Puoi essere chiunque: se la tua idea non regge su quei tre pilastri, ti ascolto con simpatia ma poi passo oltre. E non sono influenzabile dalle idee di massa — un po' perché faccio marketing, e so che la massa è irrazionale e piena di bias cognitivi.
Perché il lockdown era incompatibile con la scienza
La scienza è un costante processo dialettico. Da una parte hai ciò che sappiamo funzionare (la difesa), dall'altra chi vuole dimostrare che esiste qualcosa di meglio (l'accusa). L'accusa ha l'onere della prova: deve portare dati, teorie e concetti dimostrabili. Il lockdown non era mai stato fatto nella storia dell'umanità. Era l'accusa. Doveva portare prove prima di essere attuato. Prove mai consegnate.
Non esisteva alcun paper che lo giustificasse. Non a febbraio, non a marzo, non ad aprile. Non esiste nemmeno oggi, se non studi con campioni ridotti e correlazioni non causali. Il lockdown è stato un abominio scientifico, e mi vergogno degli scienziati che l'hanno sposato senza comprendere i fondamentali della loro stessa disciplina.
L'incompatibilità con i sistemi complessi
Bloccare le interazioni tra le componenti di un sistema complesso per curarlo è un principio semplicemente stupido. Questo è un dato universale. Non sappiamo esattamente cosa andrà male, ma sappiamo che andrà male. Isolare le persone eliminando buona parte dell'economia, degli scambi e delle interazioni significa bloccare la comunicazione tra le componenti del sistema.
Gli spike di rischio generati dalla fuga da Milano, i contagi domestici che hanno decimato gli anziani per l'aumento della viralità in casa — sono tutti effetti prevedibili. Ci sono miliardi di rischi che noi umani non possiamo anticipare. Il lockdown per sua natura espone a questi rischi, perché appartiene a una classe di azioni top-down che generano esattamente questo tipo di conseguenze impreviste.
L'errore nella gestione del rischio
Se il 90% della popolazione rischia quasi nulla e il 10% rischia tantissimo, solo una persona molto ingenua può applicare un'unica gestione del rischio per tutti. In nessun altro campo si farebbe così. Se dicessi a un trader di applicare lo stesso risk management alle azioni ad alto rischio e ai soldi sul conto corrente, ti manderebbe al diavolo — e farebbe bene.
Il lockdown ha significato applicare gli stessi vincoli ai giovani (rischio minimo) e agli anziani con patologie croniche (rischio elevato). Il risultato? Le stragi nelle RSA, dovute all'idea ingenua di un rischio medio applicato a tutti, anziché alla corretta ossessione nella protezione degli anziani dai giovani potenzialmente asintomatici.
La cura peggiore della malattia
Siamo un paese capitalista. Il capitalismo è un bene da proteggere se vogliamo continuare a vivere dignitosamente. Bloccarlo per mesi significa distruggere gli imprenditori sani, creare debito pubblico a livelli esagerati, togliere le tasse che dovrebbero finanziare la sanità. Economia e salute sono la stessa cosa — negarlo è da incoscienti.
E c'è un problema strategico ancora più grave: il coronavirus è una di mille zoonosi possibili. Se distruggi un paese per una minaccia relativamente contenuta, cosa fai quando arrivano i nemici più grandi? Se usi la bomba atomica per una pulce, che armi ti restano quando si presenta un elefante?
I dati hanno parlato
I campioni del lockdown duro — Italia, Spagna, Argentina — sono stati un disastro di morti e di finanze. L'Argentina ha rispettato ogni regola del lockdown ed è finita economicamente in ginocchio. I paesi anti-lockdown come Giappone, Taiwan e Svezia si sono limitati ad applicare la buona scienza: contenimento senza lockdown. E se normalizzi i dati sulla popolazione, sono esattamente dove tutti vorremmo essere.
Chi ha fatto lockdown sconta oggi tonnellate di malattie psichiche, suicidi, relazioni distrutte, imprese finite in mano alla criminalità. A molti non importava perché avevano la cassa integrazione o il posto fisso. Ma i soldi finiscono. E quando finiscono, ci si accorge delle conseguenze di aver giocato a fare Dio con l'economia.


